Messaggio di errore

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Il caso

La classe garantiva quella sufficiente capacità di collaborazione per lo sviluppo di un percorso comune, tanto che si è pensato di progettare uno strumento utile a tutti, procedendo dal testo in adozione. L’idea di restare per quanto possibile legati al testo in adozione corrisponde alla convinzione secondo la quale questo:

  • indirizza e determina buona parte delle attività didattiche;
  • è fonte di informazione e formazione per gli insegnanti;
  • non dispone ancora oggi, a più di venti anni dalla 517, di percorsi differenziati per l’integrazione.

Nel caso particolare, il testo a cui si fa riferimento è l’antologia di P. Comalini e G. Muschialli “Un libro per amico” edita da Archimede. L’organizzazione è modulare e la sollecitazione delle competenze si sviluppa procedendo attraverso la proposta di diversi tipi di testo. Una raccolta di testi letterari viene offerta in un volume separato, sul quale appunto si è deciso di operare. La prestazione che si è inteso provocare con il percorso è “la lettura ad alta voce”. La scelta poi di testi del Trecento (D. Alighieri, Inferno, canto XXVI, vv. 85-142) intendeva approfittare dei seguenti vantaggi:

  • rendere evidenti “per tutti” alcune difficoltà di lettura;
  • generalizzare il problema;
  • enfatizzare gli evidenti miglioramenti a seguito di alcuni esercizi, ovvero proposte didattiche specifiche.

Questa classe oltretutto, avrebbe avuto l’occasione di collocarsi nell’ambito di un progetto adottato dalla scuola denominato “La voce del lettore” che prevedeva, tra altre cose, la realizzazione di ipertesti, appunto. (In allegato viene riportato copia del progetto).

Dalla lettura dei documenti ma soprattutto dall’osservazione diretta, è stato possibile verificare, riguardo l’utilizzo di ausili informatici , che:

  • la postura non creava particolari esigenze, quindi non si rendeva necessario l’utilizzo di particolari ausili;
  • non si sono riscontrate particolari disabilità specifiche (visive, uditivo, motorie) tanto da richiedere per tali motivi software specifici;
  • gli aspetti cognitivi evidenziavano limiti nei tempi di attenzione che invece aumentavano decisamente quando il compito era mediato dal computer;
  • la memoria procedurale, quando si operava direttamente, garantiva prestazioni sufficienti all’utilizzo dello strumento, quella dichiarativa doveva essere piuttosto sostenuta da icone;
  • gli aspetti affettivi non evidenziavano particolare intolleranza alla frustrazione (insuccesso) anche se non era possibile prevedere ogni aspetto e “tipo” di rinforzo negativo (sospensione del premio o punizione simbolica ecc.).